La guerra delle Card e le Federazioni che tassano i tesserati degli Eps

Articolo grandemente illuminante quello scritto da Valerio Piccioni sulla Gazzetta in edicola oggi a titolo: “La battaglia delle “card”.

Finalmente uno sguardo di insieme ad una battaglia che si sta allargando a macchia d’olio e che sta coinvolgendo molti dei soggetti istituzionali implicati nella gestione di diversi sport. Federazioni ed Enti di Promozione, Coni, appassionati.

Al centro di tutto ci sono le risorse da spartirsi, non si sia ingenui su questo punto. Tutto gira su questo perno.

La polemica è esplosa in queste ore dopo l’incredibile decisione della Federciclismo di introdurre la Bike Card, che imporrà a tutti, amatori degli EPS in primis, una “tassa” di 25 euro. Incredibile nei modi, prima di tutto, ovvero approvata in fretta e furia a poche ore dalla sua introduzione, cioè dal primo gennaio 2018.

Per Piccioni, la Card “è una fregatura non da poco. Anche perchè non è ancora chiaro quali servizi offrirà la card”.

Ci sono le parole anche di Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo, cui stanno fischiando le orecchie in questi giorni:

“Ma non è una tassa. Stiamo solo cercando di combattere la concorrenza sleale di chi tessera atleti a 5 euro. E passiamo pure per despoti, pazzesco”.

Di Rocco, il giorno prima, a caldo, sul Corriere aveva detto:

“Ma quale tassa, la nostra è un’iniziativa politica per combattere chi ci fa concorrenza sleale con i contributi pubblici. I soldi serviranno a gestire servizi comuni come la giustizia sportiva. Non raccoglieremo più di 70- 80 mila euro. Chi non vuole acquistare la Bike Card abbandoni gli enti e si tesseri direttamente con noi: siamo i più seri. La Bike Card offrirà comunque anche dei servizi. Quali? Ci penseremo. L’ha fatto l’atletica, possiamo farlo anche noi»

Singolare che Di Rocco, la cui Federciclismo ha chiuso con un disavanzo di oltre due milioni di euro, se la prenda con chi fa concorrenza sleale “sui contributi pubblici”. Forse bisognava amministrare meglio i propri, no, prima di prendersela di punto in bianco con gli EPS?

Comunque sia, è guerra proprio con gli EPS, che sono sempre figli del CONI, e spesso hanno collegamenti altolocati, essendo espressioni di correnti politiche ben determinate.

Sulla Gazzetta di riprendono le parole del Segretario della Fidal, Fabio Pagliara, che sostiene come la Runcard, l’omologa della Bike Card ormai lanciata da anni, sia una sorta di trampolino per tesserarsi un giorno con una società. Naturalmente non ci sono informazioni di un’eventuale migrazione tra la Runcard e le società.

Quello che racconta meglio cosa ci sia dietro, comunque, sono i freddi numeri.

20.200.000 persone in Italia praticano ogni anno sport in modo “significativo”, che non vuol dire certo “agonistico”. Di queste, 4.580.434 sono iscritte ad una Federazione. Ma il dato fondamentale è che, come scrive Piccioni, ben 8 milioni circa sarebbero gli atleti tesserati per uno dei 15 EPS. Un numero spaventoso, e si passerebbe per ingenui a non ritenere come le Federazioni guardino a questo numero con la bava alla bocca. Soprattutto quelle che hanno difficoltà a gestire le loro risorse.

Interessante la riflessione di Piccioni a metà articolo della Gazzetta: lo sport di base arranca, (aggiungiamo noi che nella scuola è quasi defunto), con la difficoltà di coinvolgere i non tesserati (c’era qualcuno che voleva “tesserare” chi correva nei parchi, per dire…), ecco che il campo di battaglia sono diventati i già tesserati degli EPS.

Come si legge sulla rosea:

“…[la concorrenza interna eps-federazioni] finora è stata parte del sistema con un patto rimasto però solo nelle parole: io, federazione, faccio l’agonismo; tu, ente, fai promozione”.

E c’è un altro numero che lo spiega: nel ciclismo, riporta Piccioni, secondo l’Istat ci sarebbero quasi 2 milioni e mezzo di soggetti impegnati con la bicicletta in Italia. Tesserati della federazione? poco più di 70.000! Il nulla di fronte al totale.

Un ginepraio, insomma, come viene definito, e che coinvolge altre federazioni come il tennis e il golf, dove la tessera ci sarebbe da sempre (costo spostato da 75 a 100 euro, senza servizi aggiuntivi).

Sarebbe interessante invece un’idea: “alcune federazioni stanno studiando una tessera individuale, senza passare per le società“. Una delle proposte fatte da noi di QA per l’atletica su pista, ma che le società (elettrici) vedrebbero come fumo negli occhi. Invece di coinvolgere gli atleti, infatti, e garantire servizi (e spingendo la società a mettersi sul mercato e non a navigare a vista sotto costa), si cerca di costringere gli atleti a rimanere tesserati “se no…” potrebbero accadere le più grandi piaghe ai reietti.

E Piccioni introduce l’elemento destabilizzante: il privato (danaroso) che eventualmente volesse investire, come è successo con l’Eurolega. Il soggetto in questione (appunto privato) alle spalle del torneo continentale più prestigioso se n’è infischiato delle federazioni nazionali e della FIBA e si è organizzato il suo bel campionato. E, si legge sulla Gazza, nessun ente giuridico extranazionale potrebbe dargli torto. Può essere una prospettiva che superi la diatriba enti-federazioni se succedesse a livello di base? Sarebbe davvero difficile per il CONI non riconoscere poi una lega o un’organizzazione con migliaia di iscritti che generasse, oltre che risultati, profitto.

Naturalmente c’è uno sport che si è tutelato da questa possibile “fuga” verso i privati. E qual’è? Ma l’atletica, chiaramente. Come scrive Piccioni:

“non a caso la Fidal si è “protetta” con convenzioni sia con gli enti sia con maratone e mezze maratone, costruendo poi un rapporto solido con l’Anci”.

Per concludere la “riforma del sistema [sport] sta diventando una necessità improrogabile. Malagò si è detto pronto alla sfida lanciata da Lotti”.

Allora siamo a posto.

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About Andrea Benatti 62 Articles
Andrea Benatti, classe '72, blogger di atletica dal 2007 di origine emiliana e milanese, con migliaia di articoli alle spalle su diversi siti e riviste specializzate Contatto: queenatletica@gmail.com

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