I ranking systems usati nello sport: una panoramica

I ranking systems sono un metodo per classificare gli atleti in base ai loro risultati in un arco di tempo sufficientemente lungo (1, 2 anni o anche di piu’) e superare lo scoglio di determinare il piu’ forte solo in una singola e breve competizione. Le varie federazioni internazionali hanno iniziato a usare i ranking systems per stabilire il seeding, cioe’ la divisione degli atleti/teams in categorie di merito (teste di serie) o l’accesso diretto ai tornei piu’ importanti.

I ranking systems sono tantissimi e variano da sport a sport, sarebbe veramente lungo e impegnativo elencarli tutti. Per semplificare le cose direi di trattare le 2 tipologie di ranking systems piu’ famose dello sport.
Il primo sistema e’ la classificazione ad accumulo di punti guadagnati grazie al passaggio di un turno o dopo la vittoria di un torneo. Il sistema piu’ famoso che fa parte di questa tipologia e’ il ranking ATP. I tennisti professionisti guadagnano punti dopo aver superato un avversario ad ogni turno con guadagni sempre piu’ grandi man mano che ci si avvicina al traguardo finale. Qualche esempio. Se Nadal gioca il gli ottavi agli Australian Open e li supera guadagna 180 punti. Se Federer vince i quarti di finale a Wimbledon ne guadagna 360. Se un bravissimo Wawrinka arriva in finale agli US Open prende 1200 punti e se porta a casa il trofeo ne guadagna addirittura 2000.

Il ranking ATP registra cosi’ tutti i punti guadagnati dagli atleti nell’arco delle ultime 52 settimane in tutti i maggiori tornei e mantiene aggiornata una classifica in cui i tennisti sono classificati in base ai punti ottenuti. Chi attualmente ha fatto piu’ punti nell’ultimo anno? E’ proprio lui…Rafa Nadal con 10645 punti, a seguire l’avversario di sempre, King Roger con 9605 punti. Il ranking ATP classifica in questo momento 2000 tennisti che nell’ultimo anno hanno guadagnato almeno 1 punto nei tornei professionistici.

La caratteristica piu’ importante del ranking ATP e’ che le vittorie sono pesate in base al turno superato (una vittoria ai quarti di finale vale piu’ di una al terzo turno) e in base all’importanza del torneo. Se vinco una semifinale al Roland Garros mi dara’ piu’ punti di una vittoria ad una semifinale di un Masters 1000.

Il ranking ATP pero’ non tiene in considerazione la forza degli avversari. Il problema e’ il percorso, che porta un tennista ad avanzare in un torneo superando i vari turni ed e’ sempre diverso e suscettibile di eventi fortunati come il trovarsi in un lato del tabellone particolarmente favorevole oppure beneficiare degli infortuni o ritiri degli avversari o semplicemente l’aver trovato “un buco” nel tabellone creato da teste di serie che sono venute meno al loro dovere e sono state eliminate prematuramente. Per farla breve, si puo’ avere un percorso piu’ “fortunato” rispetto ad altri giocatori e a percorsi effettuati negli altri tornei ma il ranking ATP ignora queste storture del tabellone facendoti guadagnare punti indipendentemente dal tuo cammino. Quindi se io gioco a Indian Wells e faccio un percorso molto duro, mentre a Madrid mi trovo sulla strada avversari facili, a parita’ di accesso al turno successivo, avro’ fatto gli stessi punti.

Sarebbe interessante legare ai punteggi ATP una variabile che puo’ incidere sull’esito di una partita e questa potrebbe essere il tipo di superficie. Se io sono un bravo giocatore ma non certo uno tra i primi 10 del mondo e batto Nadal agli Australian Open ho fatto un grande risultato. Ma se io, alcuni mesi dopo, lo batto a Parigi, probabilmente avro’ fatto la gara della vita e questo merito dovrebbe essermi riconosciuto.
Il secondo ranking system molto usato nello sport e’ l’Elo ranking, sistema preso a prestito dal mondo degli scacchi e in generale usato anche negli altri giochi da scacchiera. Questo sistema e’ implementato per la prima volta negli Usa negli anni 60 grazie al fisico e scacchista americano Arpad Elo che ne ha inventato la formula.
Il nocciolo dell’Elo ranking e’ il seguente: guadagni punti in base alla forza del tuo avversario. Semplificando al massimo, piu’ debole e’ l’avversario che hai battuto e meno punti guadagni, piu’ forte e’ l’avversario che hai appena superato e piu’ punti porti a casa.

L’Elo ranking nella sua formula originale e’ molto democratico: non ha importanza la nobilta’ del torneo che stai giocando o il turno a cui stai prendendo parte, ogni partita e’ giudicata allo stesso modo e le uniche variabili che ti fanno guadagnare (o perdere) punti, possono essere solo l’esito dell’incontro e la forza o la debolezza del tuo avversario.

Si dice che l’Elo ranking abbia la caratteristica di premiare il vero talento piuttosto che la grandezza dei risultati. Il ranking ATP e’ piu’ reattivo all’andamento dei tornei ed e’ un po’ piu’ aderente alla realta’ dei risultati ma questa caratteristica puo’ anche favorire una rapida ascesa in classifica grazie a un singolo exploit in un grande torneo oppure a un periodo “caldo”.

L’Elo invece e’ un po’ piu’ lento nel fotografare la realta’ ma e’ piu’ predittivo per quanto riguarda il talento di un atleta. Grazie alla sua capacita’ di attualizzare i rating di atleti prima sottostimati, riesce a scorgere le qualita’ di un atleta nel lungo periodo meglio del ranking ATP.

Nessun sistema e’ perfetto e anche l’Elo ha i suoi difetti. Quello principale e’ il non saper gestire i periodi d’inattivita’. Se un giocatore raggiunge dei picchi ma poi per un periodo non gioca per infortuni o altri motivi, il suo risultato ELO resta praticamente invariato.

Volendo dare qualche esempio in piu’ di come i vari organismi sportivi usano i ranking system, Il sistema ad accumulo di punti e’ stato adottato anche dalla Federazione Internazionale della Pallavolo che ha implementato un sistema quasi uguale al ranking ATP mentre il ranking ufficiale delle nazionali di basket, adotta un sistema che deriva dall’ELO (come concetto ma non e’ l’Elo ranking “classico”) quindi basato sulla forza degli avversari aggiungendo come variabili la differenza punti che si determina in ogni partita (piu’ vinci una partita con distacco e piu’ guadagni punti per il tuo rating) e un premio se si vince fuori casa. La federazione internazionale Tennis Tavolo dal 2018 cambiera’ sistema di ranking passando da un sistema Elo ad uno ad accumulo di punti come il ranking ATP.

Per concludere, la grande novita’ per l’anno prossimo sara’ l’introduzione di un ranking ufficiale IAAF (l’organismo che gestisce l’atletica mondiale) che verra’ usato come criterio di qualificazione alle manifestazioni piu’ importanti (Olimpiadi, Mondiali ecc.) eliminando di fatto l’accesso a queste competizioni grazie a una prestazione minima da effettuare.

A cura di Luca Golia

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Ex-400/800ista con 30 anni di carriera agonistica alle spalle, da assoluto e da master, ora Giornalista Pubblicista iscritto all'Ordine della Lombardia. Nato a Milano il 29 febbraio 1968, ma trentino d'adozione. Contatto: blog@gamefox.it

1 Comment

  1. Personalmente ho sempre preferito le classifiche di rendimento basate sui risultati effettivamente fatti in stagione. E cioè non tanto col ranking ATP classico, che “scarta” l’anno precedente, ma con il “race” ATP, che nel tennis considera appunto i risultati dell’anno in corso, qualificando i migliori 8 per il masters di fine anno.
    Anche le classifiche che tengono conto della presunta forza dell’avversario le ritengo utili soprattutto in sport di combattimento dove non conta la frequenza dei match , ma appunto l’importanza, ad esempio nel pugilato.

    Riguardo le novità della IAAF, posso capire la creazione di circuiti di gare di differente livello, ma un ranking basato su tutto questo lo posso condividere fino a un certo punto. Si tratta pur sempre di sport di prestazione, che per caratteristiche proprie è veramente universale come nessun altro. Questo vuol dire che se una prestazione , anche ottenuta sporadicamente e in un angolo sperduto nel mondo , in un meeting di serie c, va comunque premiata se paragonabile a quella degli atleti più forti(per esempio un risultato tra i primi 10-20 al mondo nell’anno).

    Inoltre non trovo giusto imporre un numero minimo di gare per entrare in questo ranking, come sembrerebbe funzioni quello di all-athletics, o considerare gare in distanze non olimpiche o indoor, utili per fare punteggio nelle distanze olimpiche.
    Per me la cosa più logica sarebbe stata assegnare i pass in questo modo:
    una parte tramite il ranking e una parte valutando le migliori prestazioni (o una media tra le migliori due).
    Mi auguro che in IAAF abbiano la buona creanza di fare una cosa simile.

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